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Le storie delle scuole


VENTISEI STAGIONI IN SVIZZERA

Autore: Liceo Classico "Leopardi" - Aulla (Ms)


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E tutti gli anni la figlia la prendevo e la portavo là… a maggio la portavo via, una volta la scuola finiva prima… e la riportavo a settembre. Io invece andavo via a marzo e tornavo a casa a Natale… la portavo nei campi tutti i giorni, adesso che portano nei campi una bambina di due anni o di tre anni… ti danno del matto… ma a quell’epoca mettevo un pezzo di asciugamano per terra e lei si addormentava, non c’era tempo di stare dietro ai figli… L’ho portata quando mi avevano dato il permesso C, la mettevo sul mio passaporto e via. Poi avevo proprio il contratto e non c’era più bisogno, facevi quello che volevi fare… quello che guadagnavo era tutto dichiarato, pagavi le tasse come le pagavano loro… e si stava bene alla fine e tanti sono rimasti là. Mia figlia ha lavorato in un magazzino di frutta tanti anni e lei non ci stava volentieri, siamo dovuti venire a casa per lei… perchè non ci voleva stare… ma alla fine là si stava bene… si stava come qui adesso, anzi, meglio… c’era più cose, ma lei non ci voleva più stare… Anche ai padroni gli è dispiaciuto perché ormai eravamo della famiglia con loro… mio marito gli faceva tutto: falegnameria, pitturava e sistemava tutto… e loro ci venivano a trovare sempre in Italia. All’inizio ho sofferto anch’io a tornare, i primi anni è stato brutto: prima per i soldi e poi con tutto. Perché si lavorava in due là e poi con il cambio che c’era si prendevano dei buoni soldi e invece qui era come era. E poi con gli anni ci siamo riabituati a stare qui.

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