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Le storie delle scuole


VENTISEI STAGIONI IN SVIZZERA

Autore: Liceo Classico "Leopardi" - Aulla (Ms)


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Abbiamo cenato con il latte e sono andata nella camera che sembrava quella della barbie: c’era un lettino e le mucche erano di sotto alla stanza e quando loro si muovevano, c’era di quei campanacci che non si dormiva tutta la notte dal rumore… alla mattina a lavorare loro non capivano e io non li capivo loro… e io parlavo il dialetto di Filattiera e loro mi rispondevano nel loro parlare… insomma era dura la vita… E io scrivevo a mia mamma: “mamma! non capisco niente! voglio ritornare a casa! ma lei diceva: “no! ormai sei andata e ci devi restare fino alla fine dell’anno” e bisognava starci… e non era come adesso, che fan tutto quello che vogliono… noi siamo andati via tutti e quattro e anche mio fratello, che era piccolo. Quando ho finito l’anno mi ha detto la padrona: “sei stata proprio brava, ormai ci capiamo, ti ho preso un paio di calze e un foulard per il tuo viaggio fino in Italia”. Lei mi aveva messo i soldi in un pezzetto di stoffa con una spilla e venti franchi di più… e poi mi aveva fatto da mangiare: aveva messo il pane nel latte e poi nell’uovo, lo ha fritto e me l’ha messo nella carta stagnola. E poi mi ha detto di ritornare l’anno dopo. Non erano cattivi, erano bravi e il lavoro era anche poco, non ho mai lavorato così poco... ma il primo anno è stato terribile.

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